Parco Molentargius
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pubblicato da La Nuova Sardegna il 4 maggio 2003

Odissea d’un parco fantasma bloccato da quattro anni dalla lotta per le poltrone


L’ambientalista: canale ancora ostruito dai lavori di recupero
CAGLIARI. Il parco mai nato. L’area protetta di Molentargius venne istituita circa quattro anni fa con una legge istitutiva regionale. Ma ancora non c’è: questa, al di là delle giustificazioni, scusanti e indignazioni, è la realtà. Se si raccogliessero tutte le lettere di protesta spedite al Ministro, alla Regione, al Comune e alla Provincia, dall’Associazione per il parco, si potrebbe fare un’enciclopedia. I Comuni intereseati alla gestione non si mettono d’accordo. Così il parco non nasce e il degrado aumenta. Per Molentargius la ripresa della produzione del sale è un punto centrale: senza si blocca il sistema idraulico che permette alla vasca presalanti (il Bellarosa maggiore) di ricevere l’acqua che poi passerà nelle vasche salanti. Ed ancora: il Bellarosa Minore, dove si trovano ospitalità decine di importanti specie di avifauna, è nato sulla scia della crescita dell’ihinterland e dei loro scarichi di acque reflue. Solo che poi sono diventati tali e tanti (le emissioni) che hanno inquinato sia il Bellarosa Minore, che le saline, bloccandone la produzione. E siamo arrivati agli anni Ottanta, data di nascita anche del movimento ambientalista. Molentargius, protetto dalla convenzione di Ramsar (come sito di importanza ambientale internazionale), da un piano paesistico territoriale regionale e da due direttive comunitarie, è un tipico prodotto del rapproto uomo-ambiente. La riflessione sul fatto che non sarebbe bastato, una volta eliminato l’inquinamento, lasciare tutto com’era, ha permesso la nascita di una coscienza ambientalista moderna. Per proteggere e valorizzare quest’importante area umida è, infatti, necessario un costante intervento dell’uomo: per regolare il sistema idraulico (con l’immissione dell’acqua di mare e il deflusso nelle vasche salanti o in mare nel caso di piogge eccessive) e per far vivere il Bellarosa Minore senza utilizzare le acque inquinate dell’hinterland. Per quest’ultimo aspetto è stato progettato un sistema filtro naturale alimentato dalle acque ‘ripulite’ dal depuratore. Tutti aspetti, come accennato, che han portato il movimento ambientalista locale a farsi promotore di un articolato progetto di recupero e valorizzaziione ambientale di Molentargius, senza il quale l’area umida sarebbe forse diventata un enorme quartiere residenziale. E rappresentato la punta dell’iceberg di una coscienza ambientale sempre più diffusa che ha spinto diversi parlamentari sardi a proporre e ottenere, nel 1988, un finanziamento di centoventi milairdi di vecchie lire, per il disinquinamento dell’area e la realizzazione di strutture in grado di far funzionare il sistema umido senza scarichi inquinanti, nonchè permettere la ripresa dell’industria del sale. Poi c’è sta l’odiosa odissea del contenziosa tra il consorzio Ramsar (che aveva vinto l’appalto per il recupero dello stagno) e il ministero dell’Ambiente. Alla fine, la faticosa ricomposione e la ripresa dei lavori. Poi di nuovo il blocco e poi il riinizio con la Regione (e siamo all’oggi) che ha acquisito la titolarità delle opere di riqualificazione per la seconda trance. Parallelaemnte, nel ’99, la legge per la realizzazione del parco, inapplicata in quanto non è stato ancora costituito il consorzio di gestione dell’area protetta (di cui faranno parte i comuni di Cagliari, Quartu, Quartucciu e Selargius, più la Provincia). Liti per le quote di rappresentanza all’interno del parco innanzi tutto; e alcune imperfezioni nella lettera della legge, in secondo luogo hanno rallentato la nascita del parco. Intanto è capitato di tutto: dal rischio di desertificazione a continui inquinamenti e moria di pesci; dalla distruzione dei nidi dei fenicotteri alla ricomparsa di chi suggerisce di utilizzare qualche vasca salante per costruirvi alberghi. Liti tra i Comuni, si è detto, e dissidi dentro i Comuni (come è capitato a Cagliari con Forza Italia schierata, nella passata consiliatura, per la drastica riduzione del perimetro del parco). Intanto a Molentargius torna il degrada e le discariche diffuse. E resta la non gestione con l’ombra della speculazione che sgomita.
di (r.p.)