pubblicato da La Nuova Sardegna il 4 maggio 2003
Strage di pesci a Terramaini
CAGLIARI. Ancora una morìa di pesci nelle acque del canale di Terramaini dove nella mattina di ieri decine di migliaia di muggini galleggiavano senza vita. Un triste e maleodorante spettacolo che tocca il suo culmine in alcuni punti in cui l’ammasso di pesci forma delle vere e proprie distese bianche. Migliaia di prodotto ittico andato perduto e danni a cascata per l’ambiente circostante. Immediato l’allarme lanciato dall’Associazione per il parco di Molentargius. Secondo gli ambientalisti, il fenomeno si verifica ormai puntualmente: ogni anno all’arrivo della stagione esiva. Quali le cause? Seocndo gli ambientalisti la moria di pesci è dovuto, «con molta probabilità», all’aumento della temperatura combinata con l’insufficiente di ricambio delle acque del canale. «Sono anni che all’altezza di “sa perda bianca” esiste uno sbarramento - precisa Vincenzo Tiana, presidente dell’Associazione - una sorta di blocco per permettere al Comune di Cagliari l’esecuzione dei lavori di bonifica del canale e il completamento del sistema fognario». «Per carità - continua Tiana - niente da dire sull’utilità di quei lavori. Il punto sta nel fatto che avrebbero dovuto essere ultimati qualche anno fa, mentre invece sono ancora in corso, con le gravi consguenze che, in questi giorni, sono sotto gli occhi di tutti». Igiene pubblica in pericolo, dunque, dato che la morìa interessa con maggior forza il tratto di canale che sta di fronte alla zona di Genneruxi, quartiere prevalentemente residenziale. «Se solo l’amministrazione fosse intervenuta per garantire il cambio d’ossigeno nelle acque, magari con delle idrovore, forse tutto questo si sarebbe potuto evitare - aggiunge ancora il presidente - ora invece siamo di fronte ad una precaria situazione igienica». Interrogati su come sia stato possibile che per l’ennesima volta il fattaccio si ripetesse, al Comune cadono dalle nuvole: «Non ne sapevo niente - ha affermato con l’assessore all’Ambiente Giampaolo Marchi - se solo Vincenzo Tiana avesse informato anche noi e non solo la stampa, forse si sarebbe potuto trovare una soluzione». Aldilà di tutto, l’episodio porta ancora una volta alla ribalta la questione del parco per il Molentargius. «Nonostante una legge regionale di quattro anni fa imponga la creazione di un ente che lo gestisce, questo ancora non esiste - dice Helmar Shenk, uno dei maggiori studiosi della zona umida del Molentargius - così il parco rischia di non decollare, e con esso le soluzioni avviate per consentire un certo equilibrio ambientale del posto». Per Shenk il problema consiste soprattutto nel fatto che nel canale di Terramaini confluiscono acque di canali altamente inquinanti, come quelle proveniente dal Bellarosa Minore, del canale di Is Arenas: «Sono acque ricche di fosfati, nitriti e nitrati», sostanze che innestando un processo di eutrofizzazione, contribuiscono alla morìa dei pesci. «Gli interventi di recupero, portati avanti dal Consorzio Ramsar-Molentargius - continua - prevedono un sistema di flusso di acque depurate verso Bellarosa Minore. Mentre attualmente così non è, perciò quelle acque arrivano al canale di Terramaini inquinate». Non è solo la sicurezza igienico-sanitaria ad essere messa in pericolo da anni di lassismo. La moria di pesci potrebbe avere conseguenze spiacevoli anche sulla nidificazione dei bellissimi fenicotteri rosa: «Questo è il periodo di cova - spiega Alessia Atzeni, biologa e membro dell’Associazione per il Parco di Molentargius - il movimento delle persone che nei prossimi giorni potrebbero arrivare per bonificare il canale dai pesci morti, o gli animali attratti da quei muggini galleggianti, potrebbero spaventare i fenicotteri sino a indurli a fuggire». Se così fosse si avrebbero conseguenze disastrose per il proseguo delal nidificazione. «Senza il calore dei genitori - conclude Atzeni - la covata va a monte: praticamente, tanti piccoli fenicotteri rischiano ora di non nascere».
di Sabrinza Zedda