pubblicato da La Nuova Sardegna il 3 settembre 2004
Se si vuole veramente il parco si parta subito, con trasparenza
Puntuale come il consuntivo sull’affluenza turistica o il dibattito se sia o meno in corso un rincaro generazionale dei prezzi, si ripresenta alla ribalta degli organi di informazione la questione Molentargius-Saline-Monopoli di Stato. Non siamo in grado di giudicare se l’argomento sia di effettivo interesse dei lettori, di motivo di schermaglia politica o di puro divertissement del giornalista di turno. Fatto è che la questione, a distanza di circa 50 anni dal suo sorgere, avrebbe necessità di una sua ridefinizione stabilendo alcuni punti fermi. 1) La rappresentanza politica sarda ha dimostrato al massimo grado su questa questione tutta la sua insipienza e incapacità: - perse due delle più antiche produzioni della nostra isola con l’azzeramento di ben 600 posti di lavoro (e non è poco); - persa l’opportunità di recupero culturale e ambientale dei complessi industriali dell’ex amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato; - persa ancora una volta la battaglia dell’autonomia con l’accettazione passiva di strategie economiche esterne tendenti a colonizzare i nostri mercati, basti pensare che importiamo a prezzi esorbitanti dalla Sicilia e dalla Francia il sale integrale biologico (sic!). Non valgono perciò scusanti, il rincorrersi delle responsabilità, i minimi interventi effettuati del tutto sporadici e spesso controproducenti. La condanna senza appello di questa generale insipienza non deve però rimanere fine a se stessa ma stimolare un colpo d’ala della classe politica e soprattutto di quella parte del popolo sardo che ha a cuore le sorti della propria isola. 2) La questione di Molentargius si è ridotta sempre più alla questione dei fenicotteri le zampe dei quali sono talmente alte da nascondere gli interessi sia delle lobbyes ambientalistiche che di quelle turistico speculative. Occorre invece porre di nuovo l’uomo al centro del problema ovvero, una delle sue manifestazioni più alte e cioè il lavoro. Il mercato del sale ha ancora delle grandi potenzialità e non necessita di grandi risorse finanziarie per il reingresso. Occorre una seria imprenditorialità che abbia voglia di scommettere su questa risorsa primaria. È nostra, naturale, non inquinante, è la migliore del Mediterraneo ed è inconcepibile che venga invece sfruttata da altre regioni. Il problema strettamente naturalistico e quello turistico potranno e dovranno integrarsi. È impensabile che il delicato equilibrio ambientale così come è stato modellato dall’azione dell’uomo nel corso di tanti secoli, possa essere mantenuto senza il motore trainante della produzione salina. Anche lo sviluppo turistico avrà un futuro solo se il territorio sarà presidiato quotidianamente contro i continui attacchi della speculazione o dell’ignoranza dei nostri amministratori (vedi ripascimento del Poetto). 3) Le pecche di questi ultimi anni non possono assolutamente scalfire l’azione positiva che da oltre 100 anni l’amministrazione dei Monopoli ha svolto a favore del nostro territorio. Come pure non si può dimenticare che in passato ha spesso costituito una barriera sicura contro tutti gli attacchi speculativi. Ancora oggi si deve alla disponibilità di alcuni dipendenti dei Monopoli se è garantito il circolo dell’acqua nei bacini del Molentargius. Lo fanno senza alcun incentivo particolare e senza alcuna garanzia per il loro futuro lavorativo, eppure sono loro che assicurano la presenza dei fenicotteri, la protezione del loro habitat o che per esempio, la popolazione delle zanzare rimanga sostanzialmente stabile. Perciò l’amministrazione dei Monopoli non può e non deve continuare a essere considerata una pura controparte. Occorre invece individuare al suo interno degli altri interlocutori seri e professionalmente capaci, che ai diversi livelli di competenza contribuiscano alla migliore gestione di questo delicato passaggio. 4) Se la Regione vuol fare veramente il parco, ebbene, lo faccia! Allo stato attuale non è necessario acquisire tutti gli immobili: sono più che sufficienti quelli già pronti per l’acquisizione, si tratta di 1.096 ettari su 1.100. Si parta subito, con la trasparenza, la volontà e la passione che tale opera necessita e poi il resto potrà sicuramente ridefinirsi in corso d’opera. Se l’interesse dei vari sponsors delle prerogative regionali è veramente interessato al solo bene pubblico converrà che è meglio dimostarlo fattivamente piuttosto che enunciare solo progetti fantasiosi e faraonici o permettere a una briciola di 4 ettari di bloccare l’intero ingranaggio. 5) Una proposta per terminare: poiché la sostanza della questione è chi e come gestirà il complesso di Molentargius si tagli la testa al toro e si dia alla cittadinanza la possibilità di esprimersi. È utopistico pensare che gli abitanti del territorio possano scegliere direttamente gli amministratori del nuovo parco? Lettera firmata da alcuni dipendenti dei Monopoli di Stato