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pubblicato da La Nuova Sardegna il 3 giugno 2003

Lacrime amare per il Poetto-disastro


CAGLIARI. Non si rassegnano, a vedere il Poetto devastato: sabbia grigia e ghiaiosa, dopo l’intervento della coppia. Balletto-Zirone. Per i cagliaritani, è sempre una ferita profonda. Stringe il cuore la sabbia girgio-topo, e anche l’acqua torbida: dovìè finita quella cristallina? Il resto va ancora peggio: servizi igienici a singhiozzo, trasporti incerti. Il clima che si respira in questo inizio di stagione estiva è soprattutto di sconforto. Ormai i cagliaritani ritornano sulla Spiaggia dei centomila soltanto per abitudine. «Quand’ero ragazzino, la mia famiglia qui aveva il casotto - dice con nostalgia Gianni Floris , arzillo vecchietto che per anni ha attraversato il suo mare - quelli sì che erano bei tempi, e che sabbia: bianca, finissima e, soprattutto, tanta. Così tanta che a ogni inizio di stagione dovevamo venire con due pale per liberare la porta del casotto». Sul filo della memoria è anche Luciana Melis , casalinga: «I casotti caratterizzavano la spiaggia - dice - certo c’era qualche problema igienico, ma sarebbero bastati pochi interventi e invece sono arrivate le ruspe. Altro che ripascimento, con i casotti la sabbia non sarebbe volata via». Giorgio Melis incalza: «La Provincia non ha saputo aspettare. Troppa fretta e si è rivolta a un manipolo di esperti. Altro che studi per preservare l’ambiente, l’unica cosa che hanno studiato è stato come distruggere un patrimonio unico al mondo». “Distruzione” è la parola che, in questa calda mattina di inizio giugno, ribalza da un bagnante all’altro. Francesco Meloni , Scuola di vela, Prima fermata: «Tra i nostri soci - confida - sono davvero pochi quelli contenti del nuovo Poetto. Il motivo? Tutto è in ritardo: dalle pulizie all’apertura dei bagni, senza contare la sabbia grigia e grossa». A denunciare che i mali del Poetto non stanno solo nella sabbia, o nei servizi igienici - tra l’altro le docce ancora non funzionano - è Marisa Longoni , insegnante accompagnata da Alberto Granese , preside della facoltà di Scienze della formazione. «Ci avevano tanto promesso le piste ciclabili - dice - dove sono? Continuiamo a raccogliere soltanto beffe». La situazione sembra andare meglio negli stabilimenti D’Aquila e Lido: qualche ristrutturazione, qualche pianta in più, uno scivolo e un’altalena ed ecco la ricetta per riacciuffare i clienti pronti alla fuga. A gettare comunque acqua sul fuoco delle polemiche ci pensa Gigi Spiga , titolare del baretto alla prima fermata: «Basta lagnarsi di tutto, così non si risolve nulla - sbotta - meglio rimboccarsi le maniche e darsi da fare. Per questo dico: si, i servizi fanno schifo, ma è anche vero che il Poetto è ricco di risorse e insieme al Comune e alla Provincia dobbiamo cercare una soluzione a tutto». Al di là dei proclami, la situazione continua a essere grigia, quanto la sabbia. E mentre i nostalgici più audaci decidono di prendere il sole vicino al ciglio della strada, dov’è finita la poca sabbia bianca ancora rimasta, c’è chi si lamenta per la qualità dei trasporti: «Ho dovuto aspettare ore per arrivare alla Prima - si sfoga Francesca Pusceddu , studentessa -. Nei giorni di festa, i pullaman sono così carichi che neanche si fermano. Com’’è possibile che il P passi ogni trentaquattro minuti?».
di Sabrina Zedda