Parco Molentargius
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pubblicato da La Nuova Sardegna il 3 giugno 2003

Domani visita di Fulco Pratesi, senza gestione torna il degrado


CAGLIARI. Molentargius di nuovo alla ribalta nazionale. Domani mattina vi sarà la visita di Fulco Pratesi, presidente nazionale del Wwf. Assieme alla battaglia per il parco è nato anche gran parte del movimento e della sensibilità ambientalista sia cagliaritana che sarda. Molentargius è stato «ispezionato» da tutti gli ultimi ministri dell’Ambiente, ma il parco ancora non è decollato. L’area protetta di Molentargius venne istituita circa quattro anni fa con una legge regionale. Ma ancora non c’è: questa, al di là delle giustificazioni, scusanti e indignazioni, è la realtà. Se si raccogliessero tutte le lettere di protesta spedite al Ministro, alla Regione, al Comune e alla Provincia, dall’Associazione per il parco, si potrebbe fare un’enciclopedia. I Comuni intereseati alla gestione non si mettono d’accordo. Così il parco non nasce e il degrado aumenta. Per Molentargius la ripresa della produzione del sale è un punto centrale: senza si blocca il sistema idraulico che permette alla vasca presalanti (il Bellarosa maggiore) di ricevere l’acqua che poi passerà nelle vasche salanti. Ed ancora: il Bellarosa Minore, dove si trovano ospitalità decine di importanti specie di avifauna, è nato sulla scia della crescita dell’ihinterland e dei loro scarichi di acque reflue. Solo che poi sono diventati tali e tanti (le emissioni) che hanno inquinato sia il Bellarosa Minore, che le saline, bloccandone la produzione. E siamo arrivati agli anni Ottanta, data di nascita anche del movimento ambientalista locale. Molentargius, protetto dalla convenzione di Ramsar (come sito di importanza ambientale internazionale), da un piano paesistico territoriale regionale e da due direttive comunitarie, è un tipico prodotto del rapproto uomo-ambiente. La riflessione sul fatto che non sarebbe bastato, una volta eliminato l’inquinamento, lasciare tutto com’era, ha permesso la nascita di una coscienza ambientalista moderna. Per proteggere e valorizzare quest’importante area umida è, infatti, necessario un costante intervento dell’uomo: per regolare il sistema idraulico (con l’immissione dell’acqua di mare e il deflusso nelle vasche salanti o in mare nel caso di piogge eccessive) e per far vivere il Bellarosa Minore senza utilizzare le acque inquinate dell’hinterland. La visita di domani di Fulco Pratesi vuole essere un ulteriore impegno del movimento ambientalista nazionale. Molentargius, infatti, è diventato un esempio sia locale che non, di importante sito ambientale che rischia di regredire. Ma in città sono diverse le aree che potrebbero essere ulteriormente valorizzate. Forse non tutti sanno, ad esempio, che il capoluogo dell’isola si erge su dieci colli, alcuni cementificati (come quello di Bonaria e Monte Mixi), altri ancora verdi (come San Michele, Sant’Elia, Monte Urpinu e Monte Claro), ma tutti panoramici. Un fatto che rende Cagliari paesaggisticamente suggestiva: come più volte affermato da Antonio Romagnino, la città dei panorami. Dal quartiere Castello, da Monte Urpinu, dal colle di San Michele e, per chi riesce ad arrivarci, dalla Sella del Diavolo si possono ammirare scorci di Cagliari e panorami mozzafiato. Come accenanto, i punti di vista permettono di capire anche il senso unitario di alcuni sistemi, come quello di Molentargius. I geologi giudicano l’area per come si è formata: circa diecimila anni fa producendo un sistema fragile e (geologicamente) giovane. Dalla cima della Sella del Diavolo, è possibile capire che cosa significa «sistema unitario»: vedere la fascia del Poetto, le parallele saline con le acque salanti e le retrostanti presalanti (quello che, comunemente, viene chiamato stagno) è più illuminante di un testo di geologia. Il paesaggio mostra un’area interconnessa, un sistema di zone umide, di saline e di canali che sono un tutt’uno con la spiaggia. Il viaggio nei colli potrebbe continuare su Monte Urpinu o sul colle di San Michele. Da consigliare anche una visita al parco (ancora in fieri) di Monte Claro, che necessità, appunto, di ulteriori interventi. Da non trascurare, nella parte ovest della città, la laguna di Santa Gilla. Cagliari potrebbe diventare un grande parco urbano con guide naturalistiche, passaggi ciclabili, momenti di ristoro, spettacoli e attività culturali. Ma così, ancora, non è. Da Molentargius-Poetto alla Sella del Diavolo, per arrivare a Santa Gilla e rientrare attraverso il colle di San Michele, fare una puntata a Monte Claro e sfiorare Monte Urpinu. Il parco dei colli potrebbe poi seguire con Sant’Elia (anche se ferito dai lavori di San Bartolomeo) e Calamosca. Un parco dei colli, un itinerario-proposta possibile, che andrebbe sviluppato e valorizzato, oggi bloccato dal non decollo dell’area protetta di Molentargius.
di Roberto Paracchini