pubblicato da Il Sardegna il 5 aprile 2008
«Volevano deturpare il Poetto condannate Zirone e gli altri»
Ripascimento. Dura requisitoria del pm per i dieci imputati accusati del disastroso intervento del 2002
Nessuno mai avrebbe voluto
vedere dissolversi le dune
bianche del Poetto. «Invece no.
C'è stata una volontà pervicace
di fare il ripascimento a tutti i
costi, per non perdere la faccia e
i finanziamenti pubblici». È la
scienza dell'assurdo, l'unica
premessa che il pubblico ministero
Guido Pani fa alle richieste
di condanna per dieci imputati.
La premessa è che i protagonisti
della triste commedia
del ripascimento sono i politici.
L'ex presidente della Provincia,
Sandro Balletto (condannato in
abbreviato per danneggiamento), e l'ex assessore ai Lavori
Pubblici Renzo Zirone: «Senza
di loro non ci sarebbe movente». Il pm, che ha sostenuto l'accusa
in un lungo e complesso
processo - in cui si è discusso anche
sulla grandezza di un granello
- chiede per Zirone il
«massimo della pena per il reato
di danneggiamento: un anno». Assoluzione invece, dall'accusa
di abuso d'ufficio. La
motivazione non è certo confortante:
«Le ragioni di una scelta
scellerata (le modalità di ripascimento,
nda) sono politiche, i
vantaggi sono soltanto politici,
non certo personali. E dunque
non costituiscono reato». Dopo
la prima parte della requisitoria del pm Daniele Caria, Pani ha
formalizzato le richieste anche
per gli altri nove indagati: due
anni e quattro mesi (la richiesta
più pesante) per i direttori dei
lavori Salvatore Pistis e Andrea
Gardu, un anno per il responsabile
del procedimento Lorenzo
Mulas e il legale rappresentante
dell’Ati (Mantovani-Sidra-Gavassino) Piergiorgio Baita; nove mesi al dipendente
della Sidra che si occupava della
draga, Daniele Defendi; un anno
e quattro mesi per i componenti
la commissione di monitoraggio
Andrea Atzeni, Paolo
Orrù, Giovanni Serra e Antonello
Gellon (accusati di aver scritto
falsi verbali che attestavano
la regolarità dei lavori).
In quattro ore di requisitoria,
l'elencazione delle prove documentali
(prove d'accusa contenute
negli atti della stessa Provincia) si è alternata alle esclamazioni
di incredulità. «Sapevano
che nel sito scelto per il
prelievo della sabbia (in mare)
non c'era quello che trovavano
(arena simile a quella originaria,
nda). Era necessario un controllo
sulla sabbia prima che
fosse sversato». Invece, il controllo,
o meglio la vagliatura e la
ripulitura, non c'è stato. La draga
Antigoon ha sputato fanghiglia
e pietre sotto gli occhi di
tutti. Accorato il finale dell'ultimo
atto d'accusa: «Si in questa
città si è dimenticata la cultura
del bello, almeno non si dimentichi
quella della giustizia».
di E. L.