pubblicato da L'Unione Sarda il 3 febbraio 2005
Ripascimento-choc «Portate via la sabbia scura»
Causa civile. Provincia contro l'impresa
Mentre la Procura della Repubblica indaga sulle responsabilità del ripascimento-schoc del Poetto, le imprese che hanno effettuato i lavori sono stati state citate a comparire davanti ai giudici del Tribunale civile nell'udienza del 5 aprile. Con una richiesta clamorosa da parte della Provincia che ha avviato il procedimento: verificare in concreto l'ipotesi di ripristinare lo stato naturale dell'arenile prima della colata di sabbia scura. Fermi restando naturalmente i danni patrimoniali e morali che - come sottolinea l'avvocato Rodolfo Meloni nel suo j'accuse - hanno subìto i frequentatori della spiaggia cagliaritana «trattandosi di un bene ambientale collettivo». Tra Procura e Tribunale civile, questa estate sotto l'ombrellone non mancheranno i motivi di discussione. Con la sua richiesta di risarcimento, la Provincia ha innescato una miccia a lenta combustione, dagli effetti tutti da verificare. Superando a larghe falcate le polemiche che si sono accumulate negli ultimi tre anni, il presidente Sandro Balletto ha affidato ai legali una dichiarazione di guerra su tutto il fronte chiamando pesantemente in causa l'associazione temporanea d'imprese (Ati) formata dalla capofila Mantovani, la Società italiana Dragaggi e la Gavassino cantieri navali. Il dossier presentato dai legali ai giudici civili riassume la storia passata e recente del Poetto: dal progetto presentato per frenare l'erosione del litorale al collaudo che ha sancito un disastro che non si ferma al colore della sabbia ma alla piattaforma formatasi sulla battigia e gli stessi fondali del Golfo degli Angeli. Nel suo lungo e dettagliato atto di citazione, l'avvocato Meloni si sofferma in modo particolare sulla mancata risposta ai quesiti posti dalla Regione alla Giunta provinciale in carica nel 1999 a proposito degli studi sull'impatto ambientale, con due osservazioni: «Il Comitato tecnico regionale nella seduta del 22 settembre del 1999 - osserva l'avvocato Meloni - prima dell'approvazione definitiva del progetto e, comunque prima dello svolgimento della gara, evidenziò come un siffatto radicale intervento sul Poetto esigesse una preventiva valutazione di impatto ambientale; 2)«L'assessore ai lavori pubblici Guadagnini in una sua nota del 14 luglio 1999 dichiarò che la valutazione di impatto ambientale non era indispensabile per gli interventi di protezione civile ribadendo tale sua decisione tanto che la valutazione non venne mai effettuata». Stessa sorte subì anche l'analoga richiesta formulata per la strada che costeggia lo stagno di Molentargius e che faceva parte integrante del progetto-Poetto finanziato dal Ministero dell'interno per 30 miliardi di lire. Un capitolo a parte occupa la vicenda della sabbia che inizialmente doveva essere prelevata da una cava. Il consorzio delle imprese (di cui la Mantovani era la capofila) accettò l'opzione per la sabbia di mare accollandosi così tutte le responsabilità che la delicatezza dell'intervento comportava. «Nei fatti - sottolinea l'avvocato Rodolfo Meloni - tale sconsiderato comportamento ha provocato l'evidente danneggiamento di un bene ambientale di interesse collettivo primario, tanto che nei confronti dei responsabili dell'impresa sono state avviate indagini penali e sono state configurate ipotesi di reato che vanno dal danneggiamento aggravato alla violazione della legge ambientale. Il danno provocato assume valenza patrimoniale pubblica ma anche privata». I giudici del Tribunale saranno chiamati ad accertare i costi di tutto ciò che avrebbe causato danni all'ente che aveva commissionato l'opera ma anche quelli morali derivati alla collettività. Nulla togliendo alla possibilità di effettuare sopralluoghi o perizie per meglio valutare la situazione complessiva. Primo round, dunque, il 5 aprile, per la prima udienza di un processo che non sarà breve ma che rappresenterà nelle sue conclusioni l'ultimo atto di una vicenda di cui si parlerà a lungo: l'oltraggio al Poetto.
di G. P.