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pubblicato da L'Unione Sarda il 2 dicembre 2006

«Sapevano di danneggiare il Poetto»


Tribunale. Ieri la prima udienza del processo sul ripascimento: dieci gli imputati.
Per il pm, nessuna garanzia sulla provenienza della sabbia

Un errore? O una scelta? Chi deve pescare la sabbia avverte: il fondale non è quello previsto. I funzionari della Provincia e l'assessore Renzo Zirone vengono informati con una nota scritta: non si conosce la consistenza della sabbia, nessuna garanzia sul materiale da riversare sul Poetto. L'impresa viene comunque invitata ad andare avanti. Due mesi dopo una nota analoga: le incognite permangono. Ma i lavori partono. é l'8 marzo 2001. Per due settimane la draga Antigoon sputa sull'arenile del Poetto sabbia, pietre e polemiche.
Quei giorni destinati a rimanere scolpiti nella memoria dei cagliaritani vengono ripercorsi dai pm Daniele Caria e Guido Pani nel primo processo pubblico sul ripascimento dopo quello a porte chiuse (con l'abbreviato) concluso con le condanne dell'ex presidente della Provincia Sandro Balletto (un anno) e del biologo Luigi Aschieri (6 mesi). Dei dieci imputati in aula c'è soltanto il geologo Antonello Gellon, incaricato di effettuare sulla draga le analisi della sabbia appena pescata. Non c'è Zirone, e non ci sono il direttore dei lavori Salvatore Pistis, il dirigente della Provincia Andrea Gardu, il coordinatore del progetto Lorenzo Mulas, il legale rappresentante dell'associazione d'imprese che ha eseguito i lavori Piergiorgio Baita, il dipendente della società Si. dra. che si occupava delle operazioni di dragaggio e ripascimento da mare Daniele Defendi, i componenti della commissione scientifica di monitoraggio Andrea Atzeni, Paolo Orrù, Giovanni Serra. Il pm Pani sintetizza: la vicenda Poetto ruota attorno alla scelta della sabbia (di terra o di mare) e i tempi di esecuzione dei lavori (rapidi, anzi, rapidissimi). E se in futuro la spiaggia dovesse migliorare poco conta: «Il Poetto è stato danneggiato, rovinato, e comunque non è stato fatto il lavoro previsto dall'appalto». Pani anticipa pure le tesi difensive e le confuta: «Non è vero che non si poteva danneggiare una cosa che non esisteva più, non è vero che la sabbia buona era scomparsa». Insomma, fu fatto tutto in fretta e male «per una questione organizzativa ed economica: il problema era solo quanto sarebbe costato fare le cose per bene». A scanso di equivoci Pani sottolinea: «La vicenda è complessa ma gli imputati hanno agito con dolo».
Il pm Caria traccia invece l'excursus storico degli avvenimenti in modo sintetico e preciso: parte dallo studio commissionato dieci anni fa per verificare la tipologia delle sabbie del Poetto e valutare l'andamento geologico della spiaggia. «La Provincia aveva trovato i soldi, 30 miliardi di lire, poi gli enti che hanno competenza sul Poetto - Regione, Provincia, comuni di Cagliari e Quartu - decisero che i lavori sarebbero stati portati avanti dall'amministrazione di Balletto». Viene bandita la gara d'appalto e in un primo momento si pensa alla sabbia di cava: il capitolato è dettagliato sulla tipologia di sabbie e sulle modalità di esecuzione del ripascimento. Ma poi il comune di Cagliari introduce come possibile alternativa la sabbia di mare. L'impresa che vince la gara si impegna a individuare l'area del prelievo. Il ricorso al Tar di una concorrente che segnala l'anomalia dell'offerta e la mancata indicazione delle modalità di fornitura della sabbia blocca l'iter per un anno e mezzo. Così, quando i lavori possono partire, si rischia di perdere il finanziamento. Si accelerano le operazioni, il ministero dell'Ambiente autorizza il prelievo. é il 21 novembre 2001. La Provincia ottiene una proroga e, superate in qualche modo le note dell'impresa sulla qualità della sabbia, si parte. «C'è stata una mobilitazione della stampa e degli ambientalisti», ricorda Caria, «l'opposizione chiede al Presidente della Provincia di sospendere i lavori. La risposta arriva in novembre».
Il processo entrerà nel vivo il 19 gennaio.
di Maria Francesca Chiappe

«Zirone ha svolto un'attività soltanto politica»


La difesa. Tra i testimoni Palomba, la Abis, Emilio Floris e la Segni Pulvirenti.

Le imputazioni contestate sono tutte coperte dall'indulto e il reato ambientale è anche prescritto, eppure si annuncia battaglia grande. L'avvocato Luigi Concas ha voluto chiarire subito che «l'assessore ai Lavori pubblici Renzo Zirone si è soltanto impegnato a intervenire presso il ministero per risolvere un problema. La sua è stata un'attività politica».
L'avvocato Andrea Pogliani, in difesa di Gardu e Pistis, ha motivato la richiesta di una fittissima lista testimoniale che va dall'ex Presidente della Regione Federico Palomba al sottosegretario alla Protezione civile Franco Barberi, da Giacomo Guadagnini a Emanuela Abis, e poi ancora Nicola Scano, Emilio Pani, Emilio Floris, Davide Galantuomo, Francesca Segni Pulvirenti. Ha chiesto pure una perizia sulla spiaggia l'avvocato Pogliani, il presidente Francesco Sette deciderà dopo l'audizione dei consulenti tecnici. L'avvocato Francesco Atzori, difensore di Baita, ha ricordato che «il ripascimento è stato un intervento di protezione civile» mentre l'avvocato Locci ha anticipato che «negli atti ci sono gli elementi per dimostrare l'innocenza di Gellon».
Sandro Balletto sarà sentito come imputato di reato connesso.
di Maria Francesca Chiappe