pubblicato da Il Sardegna il 2 dicembre 2006
«Poetto, un disastro a tavolino:
guai economici e organizzativi»
Tribunale. L'accusa del pm alla prima udienza per i danni causati alla spiaggia dal ripascimento
«La spiaggia è stata danneggiata
dal ripascimento, non
è vero che il Poetto era già distrutto
e che non c’era già più
sabbia.Non è stato fatto ciò che
era previsto nei capitolati d’appalto
per problemi di tipo organizzativo
ed economico». Il
pubblico ministero Guido Pani,
alla prima udienza del processo
per i danni causati alla spiaggia
dei centomila nel 2002, sembra
riprendere il filo del discorso
interrotto il 20 maggio scorso,
la mattina successiva alla sentenza
di condanna per danneggiamento
aggravato dell’ex presidente
della Provincia Sandro
Balletto. Il quale, in conferenza
stampa, parlò di “processo di
popolo degno della vecchia Cina
di Mao” e di “condanna
esclusivamente politica”.
IERI MATTINA era presente in
aula soltanto il geologo Antonello
Gellon dei dieci a processo:
imputato di abuso d’ufficio e
danneggiamento aggravato l’ex
assessore provinciale ai Lavori
pubblici Renzo Zirone, di falso
in atto pubblico devono rispondere
Andrea Atzeni, Paolo Orrù,
Giovanni Serra, membri della
commissione di monitoraggio
sul ripascimento, oltre a Gellon,
mentre Salvatore Pistis,
geologo a capo dei lavori, Andrea
Gardu, che ne era il direttore,
Lorenzo Mulas, funzionario responsabile del procedimento
e coordinatore del progetto
di salvaguardia del
Poetto, e Daniele Defendi, dipendente
della Sidra, sono accusati
di abuso d’ufficio e danneggiamento
aggravato. Da
ques t’ultimo reato si difende
anche Piergiorgio Baita, presidente
dell’impresa che ha eseguito
il ripascimento. L’udienza
si è aperta con al ricostruzione
dei fatti di causa da parte
dei pubblici.
Caria ha preso la parola per
primo ripercorrendo le tappe precedenti alle operazioni della
draga Antigoon sulla spiaggia,
quelle riguardanti l’iter del procedimento
amministrativo:
«La Provincia trova i soldi grazie
a dei finanziamenti ministeriali
di protezione civile. Partono
gli studi su varie situazioni
possibili: inizialmente si parla
di sabbia di cava ma il Comune
esige che venga inserita anche
quella prelevata dai fondali marini.
La Mantovani-Sidra-Gavassino
- prosegue Caria - si aggiudica
l’appalto e il ministero
dell’Ambiente autorizza a pescare
la sabbia dal mare ma
l’area da cui risucchiare la sabbia
non era stata ancora individuata.
Dopo ulteriori studi, il
28 novembre del 2001, arriva
l’autorizzazione definitiva. Ma
a gennaio del 2002 la Mantovani
segnala alla Provincia che
per un errore i quattro punti
che dovevano delimitare la zona
di pescaggio erano sbagliati.
La Provincia - conclude -, con un
atto firmato anche da Zirone,
dice di averne preso atto e che il
problema sarà risolto, ma nel
frattempo dice di continuare. E
i lavori di sversamento iniziano.
Ma dopo pochi giorni scatta
l’allarme delle associazioni ecologiste
e il consiglio provinciale
con una interpellanza chiede se
non sia il caso di sospendere le
operazioni. Ma la risposta arriva
solo a lavori conclusi».
PANI HA INVECE trattato la fase
esecutiva del ripascimento:
«Le condizioni stabilite dai capitolati
d’appalto non sono stati
volutamente rispettati. In
questa vicenda ci sono possibili
irregolarità amministrative e
contabili, l’aspetto penale è solo
una piccola parte».
di Edoardo Pisano