Parco Molentargius
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pubblicato da La Nuova Sardegna il 2 giugno 2006

Il Parco di Molentargius inghiottito dal fuoco


QUARTU. Il Parco di Molentargius è stato violentato, devastato, annichilito da un muro di fiamme alto venti metri che dalle 14 di ieri ha marciato come un'armata compatta sospinta da un vento incessante e traditore. Senza pietà, il fuoco ha inghiottito dieci ettari di canneto e macchia mediterranea, automobili in sosta e frutteti, fatto fuggire lontano i fenicotteri. A distanza di cinque ore, quel che rimane è un'immensa distesa nera fumante, che spande ancora un fumo denso irrespirabile.
Dal Carrefour fino alle prime abitazioni del quartiere Santo Stefano, in via Bizet, è rimasto il nulla: solo cielo nero, sole oscurato dal fumo, pioggia di di cenere. Benvenuti sulla luna.
‹‹Non ho mai visto una cosa del genere. Non qui a Molentargius››. Il caposquadra dei Vigili del fuoco Enrico Serreli ha il viso scuro e le guance coperte da un sottile strato di polvere nera. È stato il primo ad arrivare, alle 14.30, con quattro autocisterne e una squadra di uomini che di incendi ne ha visti davvero tanti. Ma quello che si sono trovati davanti ieri no, non era come tutti gli altri: ‹‹Le fiamme hanno toccato i venti metri d'altezza, e anche il vento s'è messo di traverso - dice Serreli -. Quando siamo arrivati ci siamo resi conto che la situazione era critica: il fuoco avanzava senza sosta, e l'acqua che usciva dai nostri bocchettoni gli faceva il solletico. Abbiamo deciso di spostarci e puntare sui capannoni minacciati dal fronte delle fiamme, verso via Turati, per verificare se c'erano persone in pericolo e tentare di spingere il fronte lontano dalle abitazioni››. Quando i vigili sono arrivati all'altezza dell'ex Diran, si sono dovuti addentrare nelle stradine interne che portano alle rive dello stagno.
La cronaca del disastro. Le pattuglie hanno evacuato subito una casa protetta a ridosso del Parco: undici disabili erano in pericolo. Dopo qualche minuto, il cielo è stato solcato da un rumore fragoroso: era l'elicottero della Forestale, che ha cominciato a sganciare litri e litri d'acqua. Troppo pochi, anche per colpa del vento, con le "bombe d'acqua" sbattute da una parte all'altra ma non sulle fiamme. Il canneto ha continuato a bruciare come se fosse stato di carta. Dai bordi di viale Marconi fino al primo specchio d'acqua del Molentargius non è rimasto più niente, anche i pali elettrici si sono arrensi alle fiamme, inghiottiti dal fuoco i tubi in plastica dell'acquedotto. Tutto è finito in una pozza nera come la pece. La salvezza è ancora lontana: il Canaidar giallo della Protezione civile (proprio ieri era il primo giorno della campagna antincendi della Regione) arriverà soltanto due ore mezzo dopo l'allarme. Un volo dopo l'altro, a intervalli di qualche minuto, le fiamme hanno cominciato a chinare la la testa, non il fuoco ha continuato ad avanzare inesorabile. Tanto che alle 19 il pilota del Canadair è stato costretto acora a volteggiare sullo stagno, nel tentativo di dare il colpo di grazie ai focolai. In tutte queste ore maledette, il traffico è andato in tilt, col piazzale del Centro commerciale trasformato all'improvviso in un campo profugi all'aperto, con intorno quel teatro di guerra.
Le indagini. Incendio doloso o no? Può essere stato un mozzicone gettato da un'auto in corsa: è possibile ma nessuno ci crede. Tutti pensano all'attacco dei piromani, come qualche giorno fa a Calamosca. Il caposquadra dei vigili del fuoco, Mauro Pedditzi, è stremato per la lunga battaglia: ‹‹Per il momento non ci sono certezze, è molto difficile, in questi casi, stabilire il modo in cui è scoppiato l'incendio, però sembra davvero strano che quest'inferno sia stato causato da una sigaretta››. Lo sa bene il proprietario delle tenute Cabras: sette ettari di terreno fino a ieri ricoperto da cespugli di macchia e lentischio. ‹‹Finché queste cose si vedono alla televisione, uno non si rende conto. Bisogna provarlo sulla propria pelle, per capire cosa vuol dire vedere tutto ridotto in cenere - dice mentre si ripara il viso dal fumo con il bavero della giacca, e guarda sconsolato ciò che rimane di quel bosco a due metri dai fenicotteri -. Non si sono salvate nemmeno le piante di melograno, solo questo orticello e solo perché ho ripulito il terreno. Degli alberi d'alto fusto sono rimasti solo gli scheletri anneriti".
di Pablo Sole