pubblicato da La Nuova Sardegna 1 dicembre 2007
"Nessun motivo per bloccare il ripascimento"
CAGLIARI. Non c'erano ragioni di carattere paesaggistico per sospendere i lavori di ripascimento del Poetto, nel marzo del 2002: l'ha sostenuto davanti ai giudici del tribunale l'ex sovrintendente ai beni ambientali e del paesaggio Francesca Pulvirenti Segni, chiamata a testimoniare in aula dall'avvocato Andrea Pogliani, che difende il dirigente della Provincia Salvatore Pistis dalle accuse di danneggiamento, abuso d'ufficio e falso. La funzionaria ministeriale ha spiegato che il colore scuro del materiale di ripascimento era apparso evidente dalle prime fasi dello sversamento sull'arenile, ma non costituiva - a giudizio dei tecnici - un motivo sufficiente per ordinare il blocco dei lavori. L'ufficio intervenne soltanto più avanti, a sversamento concluso, ma per altre ragioni: nell'accordo di programma non era prevista la movimentazione delle dune di sabbia preesistente, quella bianca. Non solo: i tecnici consultati dalla dirigente avevano accertato che la sovrapposizione di sabbie diverse avrebbe rallentato il processo naturale di schiarimento dell'arenile. Da qui l'ordinanza - che la Pulvirenti Segni ha consegnato al tribunale e al pubblico ministero Daniele Caria - con la quale il ministero dispose lo stop dell'intervento ma solo quando ormai la draga Antigoon aveva concluso il suo lavoro. Il tribunale presieduto da Francesco Sette ha sentito anche i consulenti dell'avvocato Pierluigi Concas, che hanno confermato come l'intervento abbia sostanzialmente rispettato il progetto originario, almeno sul piano tecnico. Il colore della sabbia previsto nel capitolato d'appalto - come è già emerso in altre udienze - era il grigio e non il bianco candido della sabbia originaria. Un colore quest'ultimo considerato da alcuni tecnici irripetibile e quindi impossibile da riprodurre con materiale recuperato nel fondale marino. Il processo va avanti il sei dicembre con nuovi testi della difesa.
di M. L.