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pubblicato da La Nuova Sardegna 1 giugno 2007

Nelle foto il Poetto era candido


CAGLIARI. Nel depliant prodotto dall'amministrazione Balletto la spiaggia del Poetto, appena poche settimane dopo il ripascimento, non era più grigio topo: bianchissima come ai tempi delle nostre nonne. Immagini sfavillanti che apparvero subito stonate rispetto alla desolante realtà. Fu il senatore verde Sauro Turroni a farsi interprete dell'indignazione generale parlando in pubblico di "immagini taroccate". La Provincia, indignata a sua volta, lo querelò per diffamazione ma il procedimento finì in archivio: Turroni aveva ragione. Ieri l'opera - prodotta dal giornalista Giangiacomo Nieddu per 25.822 euro, con carta, stampa e distribuzione 62 mila euro - è stata sfogliata in tribunale da un attonito presidente Francesco Sette, dai pm Guido Pani e Daniele Caria, dagli avvocati. A distanza di quasi cinque anni la beffa pagata a suo tempo dalla Provincia coi soldi dei contribuenti è apparsa ancora più raggelante. A parlare in aula di quell'iniziativa incommentabile - sollecitato dalle domande del pubblico ministero - è stato Remigio Cabras, l'allora presidente della commissione di garanzia in consiglio provinciale, che fu tra i primi a denunciare con grande determinazione quello che appariva come un imbroglio: interrogazioni, proteste, uscite sui giornali. Perchè quel costosissimo opuscolo non conteneva solo le foto sottoposte a un evidente candeggio: il clou erano le promesse, tutte autorevolissime, degli scienziati interpellati dalla Provincia. Compatti nel garantire che i cagliaritani avrebbero presto riavuto la spiaggia che conoscevano. Poi è andata com'è andata e per quel depliant ignobile - il falso è stato confermato in aula dal maresciallo dei carabinieri Giampaolo Pisciottu, che indagò a suo tempo - nessuno ha pagato. Cabras d'altronde è stato chiamato in tribunale per riferire di un'altra cosa: i lavori per la strada litoranea. Il consigliere della Margherita, per anni spina nel fianco della giunta Balletto, scoprì nei documenti che una delle rotonde non era stata ancora completata. Eppure la ditta Sarcobit - incaricata di eseguire alcune opere - aveva già ricevuto 149 mila euro a saldo dell'intervento. Questo - secondo l'accusa - grazie a una falsa attestazione di "regolare esecuzione ai fini delle spese" firmata dal direttore dei lavori Andrea Gardu, che il dirigente della Provincia paga con l'imputazione di falso ideologico e abuso d'ufficio. Cabras si è limitato a raccontare i passaggi delle sue indagini, compreso il filmato e le foto scattate sul luogo. Ma al fuoco di fila delle domande dell'avvocato Andrea Pogliani, il difensore di Gardu, ha dovuto spesso e opportunamente rifugiarsi nel suo "ruolo politico" che gli impediva di dare giudizi tecnici: "Un'amministrazione che non si fida dei propri tecnici non può andare avanti..." ha detto l'ex consigliere regionale. Un modo per passare la responsabilità degli errori commessi sul Poetto a chi ce l'ha. Cabras peraltro non sapeva che il capitolato d'appalto elaborato dall'amministrazione provinciale di centrosinistra - di cui faceva parte come consigliere di maggioranza - prevedeva un colore della sabbia più vicino al grigio che al bianco: "Ha contribuito a quel capitolato?" gli ha chiesto provocatoriamente Pogliani. La risposta di Cabras: "Io ho dato solo un contributo politico, sulle scelte generali". Ma al di là della politica i documenti parlano: il pagamento dei lavori è datato 23 settembre 2002, quando la rotonda incriminata mancava ancora di alcuni impianti di sicurezza. Si tratta di capire - la difesa batterà probabilmente su questo aspetto - se Gardu era consapevole di pagare per un opera secondo l'accusa incompleta. Il processo va avanti l'8 giugno con nuovi testimoni.
di M. L.