pubblicato da L'Unione Sarda 1 giugno 2005
Ripascimento, indagato Balletto
L’accusa: «Ha danneggiato la spiaggia del Poetto»
Il nome di Balletto spunta in zona Cesarini:
sette mesi fa l’ex Presidente
della Provincia era ancora un testimone,
sentito come tale dai magistrati
indagano sul ripascimento del Poetto.
Ora non più. La notifica dell’avviso
della conclusione delle indagini ha
svelato che il numero degli indagati è
salito a 13, il nome nuovo è quello di
Balletto: avrebbe dovuto fermare i lavori
quando era ormai chiaro che il
materiale riversato sull’arenile era incompatibile
con la vecchia spiaggia.
Invece ha voluto che si andasse avanti.
Danneggiamento aggravato, danno
ambientale, abuso d’ufficio i reati
contestati dai pm Daniele Caria e Guido
Pani: «Constatata sin dalle prime
fasi esecutive dei lavori l’inidoneità
del materiale riversato, anche per la
presenza di rilevanti quantità di pietrame,
ometteva di sospendere i lavori,
sosteneva la prosecuzione e deteriorava
la spiaggia e il tratto di mare
antistante». Anche l’abuso d’ufficio è
legato alla mancata interruzione dei
lavori che ha procurato alle imprese
appaltatrici «il profitto ingiusto (relativo
a lavori che determinavano il deterioramento
del litorale) consistito
nel corrispettivo liquidato». Balletto
deve difendersi poi dall’accusa di danno
ambientale in concorso con l’ex assessore
ai Lavori pubblici Renzo Zirone,
tre tecnici della Provincia e due
rappresentanti dell’impresa «per aver
realizzato il ripascimento in totale
difformità dell’autorizzazione ambientale».
Dunque Balletto entra nell’inchiesta
che vede indagati, oltre Zirone, il geologo
funzionario del settore Viabilità
della Provincia e direttore dei lavori
Salvatore Pistis; il dirigente del settore
Viabilità Andrea Gardu; il coordinatore
del progetto di salvaguardia
del litorale Lorenzo Mulas; il legale
rappresentante dell’associazione
d’imprese che ha eseguito i lavori
Piergiorgio Baita; il dipendente della
società Si. dra. che si occupava delle
operazioni di dragaggio e ripascimento
da mare Daniele Defendi, responsabile
della produzione mediante lo
sversamento di materiale con caratteristiche
mineralogiche e granulometriche
diverse da quelle della sabbia
preesistente e di una notevole quantità
di pietrame. Tutti hanno concorso
al deterioramento della spiaggia e
del mare antistante. In particolare, Zirone,
Pistis, Gardu e Mulas (difesi da
Luigi Concas, Andrea Pogliani, Salvatore
Casula e Antonio Cabriolu) «disponevano
che il prelievo fosse effettuato
da un’area diversa da quella indicata
dall’impresa, in relazione alla
quale non vi era - così come segnalato
dalla stessa impresa - alcuna garanzia
sull’idoneità dei materiali». Pistis
Gardu e Mulas «consentivano che
i prelievo e lo sversamento avvenissero
con modalità tali da non garantire
un’adeguata selezione del materiale e
comunque omettevano di sospendere
l’esecuzione dei lavori benché i materiali
via via riversati presentassero
difformità ed evidenziassero la presenza
di pietre». Baita e Defendi (difesi
da Leonardo Filippi) «riversavano
una notevole quantità di pietre». Tutti
sono accusati anche di danno ambientale.
L’abuso d’ufficio è poi contestato
a Zirone, Pistis, Gardu e Mulas:
gli ultimi tre avevano infatti «constatato
che «le condizioni erano tali da
giustificare la risoluzione del contratto
per grave inadempimento», Zirone
aveva disposto la «prosecuzione dei
lavori pur non avendo competenza».
Gli altri indagati (falso ideologico)
sono i componenti della commissione
scientifica di monitoraggio costituita
presso l’assessorato ai Lavori pubblici:
Andrea Atzeni, Paolo Orrù, Giovanni
Serra, Luigi Aschieri insieme a Pistis,
Gardu e il geologo Antonello Gellon
(incaricato di effettuare le analisi
sulla draga) avrebbero «attestato falsamente
la piena corrispondenza e la
perfetta conformità tra i materiali riversati
e le sabbie previste». Zirone,
Gardu, Mulas e Marcello Vacca (della
Sar. co. bit. esecutrice dei lavori, difeso
da Pierluigi Concas ) avrebbero
inoltre «effettuato lo stoccaggio provvisorio
di rifiuti derivanti dai lavori di
pulizia della spiaggia in un’area già
adibita al tiro a volo, nel giugno del
2003». A Gardu viene infine contestata
la liquidazione delle spese per la
messa in sicurezza della nuova strada
del litorale: avrebbe commesso un
falso ideologico attestando «la regolare
esecuzione dei lavori nonostante
fossero affatto ultimati e i previsti “delineatori
luminosi” fossero di dimensioni
e numero inferiori alle previsioni
contrattuali». Ancora sulla strada,
Gardu deve rispondere di abuso d’ufficio
per aver emanato provvedimenti
di liquidazione per 140.000 euro
«procurando intenzionalmente alla
Sar.co.bit. un ingiusto vantaggio patrimoniale».
di MARIA FRANCESCA CHIAPPE
«Solo un atto dovuto, la mia fiducia nei pm rimane assoluta»
Il commento dell’esponente di FI Balletto
«Sì, ho saputo anch’io che
c’è una new entry». È una
battuta senza entusiasmo
la prima reazione di Sandro
Balletto alle notizie
che arrivano dalla Procura.
Una battuta e poco più
per commentare una notizia
ovviamente tutt’altro
che gradita. Anche se il
predecessore di Graziano
Milia ostenta ottimismo:
l’indagine lo riguarda,
spiega, perché tecnicamente
non può che riguardarlo,
in realtà le responsabilità
del ripascimento
sarebbero da
cercare altrove
e nei prossimi
giorni,
nelle prossime
tre settimane
avrà
modo di spiegarlo
per filo
e per segno
alla magistratura
inquirente.
In ogni caso
adesso si sa
che in quel fascicolo,
aperto dalla Procura
della Repubblica poco
dopo i primi getti di
sabbia scura sull’arenile,
c’è anche il suo nome. La
new entry c’è ed è lui, «per
danneggiamento - riassume
sfogliando la notifica di
chiusura delle indagini - e
abuso d’ufficio».
Già, perché lei avrebbe
dovuto fermare il ripascimento:
da subito, visto il
colore della sabbia che
arrivava dal fondo del
mare, molti a vevano capito
che c’era qualcosa
che non andava.
«Sì, avrei dovuto fermarlo
pur non avendo la
potestà per farlo».
Perché non avrebbe potuto?
Lei era il presidente
della Provincia.
«Infatti: ci sono atti che
competono ai politici e atti
di competenza dei dirigenti,
la Bassanini lo dice
piuttosto chiaramente. Comunque
su questa vicenda
posso fare unicamente un
commento».
Quale?
«Che ho piena fiducia
nei pubblici ministeri: so
che si tratta di gente seria
e competente».
Ma il fatto che lei sia
indagato...
«È evidentemente un atto
dovuto. Ripeto:
ho la
massima fiducia
nei pm».
Indagarla è
una specie di
adempimento
burocratico?
«Sì, possiamo
dirla così.
In ogni caso è
una cosa che
si può chiarire
molto rapidamente e
penso che
sarà esattamente
quello che succederà.
In genere la Procura
dà una ventina di giorni,
una volta chiuse le indagini,
proprio per chiarire definitivamente
le posizioni.
Mi creda, non ho dubbi
che questa vicenda si possa
definire rapidamente».
A questo punto che cosa
succede per la sua
prossima candidatura al
Senato?
«Su quello decideranno i
partiti».
Sì, ma lei un’indicazione
- un’autoindicazione -
sull’argomento l’aveva
data.
«Le ripeto: su questo argomento
decideranno i
partiti. Non ho altro da aggiungere,
davvero».
di CELESTINO TABASSO
«Solo un atto dovuto, la mia fiducia nei pm rimane assoluta»
Il commento dell’esponente di FI
«Sì, ho saputo anch’io che
c’è una new entry». È una
battuta senza entusiasmo
la prima reazione di Sandro
Balletto alle notizie
che arrivano dalla Procura.
Una battuta e poco più
per commentare una notizia
ovviamente tutt’altro
che gradita. Anche se il
predecessore di Graziano
Milia ostenta ottimismo:
l’indagine lo riguarda,
spiega, perché tecnicamente
non può che riguardarlo,
in realtà le responsabilità
del ripascimento
sarebbero da
cercare altrove
e nei prossimi
giorni,
nelle prossime
tre settimane
avrà
modo di spiegarlo
per filo
e per segno
alla magistratura
inquirente.
In ogni caso
adesso si sa
che in quel fascicolo,
aperto dalla Procura
della Repubblica poco
dopo i primi getti di
sabbia scura sull’arenile,
c’è anche il suo nome. La
new entry c’è ed è lui, «per
danneggiamento - riassume
sfogliando la notifica di
chiusura delle indagini - e
abuso d’ufficio».
Già, perché lei avrebbe
dovuto fermare il ripascimento:
da subito, visto il
colore della sabbia che
arrivava dal fondo del
mare, molti a vevano capito
che c’era qualcosa
che non andava.
«Sì, avrei dovuto fermarlo
pur non avendo la
potestà per farlo».
Perché non avrebbe potuto?
Lei era il presidente
della Provincia.
«Infatti: ci sono atti che
competono ai politici e atti
di competenza dei dirigenti,
la Bassanini lo dice
piuttosto chiaramente. Comunque
su questa vicenda
posso fare unicamente un
commento».
Quale?
«Che ho piena fiducia
nei pubblici ministeri: so
che si tratta di gente seria
e competente».
Ma il fatto che lei sia
indagato...
«È evidentemente un atto
dovuto. Ripeto:
ho la
massima fiducia
nei pm».
Indagarla è
una specie di
adempimento
burocratico?
«Sì, possiamo
dirla così.
In ogni caso è
una cosa che
si può chiarire
molto rapidamente
e
penso che
sarà esattamente
quello che succederà.
In genere la Procura
dà una ventina di giorni,
una volta chiuse le indagini,
proprio per chiarire definitivamente
le posizioni.
Mi creda, non ho dubbi
che questa vicenda si possa
definire rapidamente».
A questo punto che cosa
succede per la sua
prossima candidatura al
Senato?
«Su quello decideranno i
partiti».
Sì, ma lei un’indicazione
- un’autoindicazione -
sull’argomento l’aveva
data.
«Le ripeto: su questo argomento
decideranno i
partiti. Non ho altro da aggiungere,
davvero».
di CELESTINO TABASSO