Parco Molentargius
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pubblicato da La Nuova Sardegna l'1 aprile 2003

Rissa fra i Comuni sulle regole dell’area protetta


CAGLIARI. Avevano cantato vittoria troppo presto i sindaci di Cagliari, Quartucciu e Quartu, e il presidente della Provincia Sandro Balletto. Il 24 maggio del 2002 si erano incontrati al palazzo regio di piazza Palazzo e, tra un sorrisone e una pacca sulla spalla, avevano salutato la nascita del parco del Molentargius. Errore. A dieci mesi di distanza da quella firma, il parco non solo non c’è, ma continua a passarsela malissimo: incendi in primavera e in estate, incursioni dei vandali e nidificazione dei fenicotteri a rischio. «Le isolette per deporre le uova - avvisa l’Associazione per il parco - sono allagate: qualcosa per abbassare il livello dell’acqua è stato fatto, ma non basta: chiediamo altri interventi». Tutto fermo, colpa di chi? L’assessore regionale all’ambiente Emilio Pani se la prende coi Comuni e i Comuni se la prendono con l’assessore. Che i Comuni stiano facendo poco o nulla è un dato di fatto. A Cagliari la bozza di statuto è all’esame della commissione ambiente. Nei giorni scorsi è cominciato il braccio di ferro per le regole sulla nomina dei rappresentanti dell’assemblea del parco: l’opposizione chiede che siano eletti dal Consiglio, mentre la commissione ha votato, a maggioranza, che la scelta spetti al sindaco. Una questione di poltrone, ma sullo sfondo c’è un elemento ben più inquietante: una lettera del sindaco Emilio Floris con cui si chiede al presidente della regione Mauro Pili di cambiare addirittura la legge istitutiva del parco. Il motivo del tergiversare, non solo di Cagliari, ma anche di Quartu e Quartucciu, forse è tutto lì: Floris vuole nuove regole sulla perimetrazione, ma soprattutto vuole sapere se dentro il parco si possono o no realizzare strutture ricettive. A Quartu il grido d’allarme è stato lanciato dal consigliere della Margherita Stefano Delunas: «Qui non si muove niente: stiamo forse aspettando i comodi di Cagliari?». Sembra proprio così: la commissione ambiente ha licenziato da un paio di mesi la bozza di statuto, ma il documento ha smarrito la strada che porta al consiglio comunale e alla definitiva approvazione. Per il momento lo sta esaminando Cagliari. Nella bozza quartese si parla di consiglio direttivo a tre e di assemblea composta da undici rappresentanti: quattro a testa per Cagliari e Quartu (tre alla maggioranza uno all’opposizione) e uno a ente per Provincia, Quartucciu e Selargius. Per Quartucciu vale la stessa logica di Cagliari e Quartu: i lavori sono fermi in commissione e da lì non si muovono. Per il sindaco Gilberto Pisu, però, così come stanno le cose, non ci sono i presupposti per continuare: «Rivediamo - ha detto in più di un’occasione - la legge istitutiva». Spunta anche il caso quote: Quartucciu non è per niente soddisfatto dal quattro per cento riconosciutogli a maggio: «Le quote - tuona Pisu - devono essere proporzionate ai metri quadri di territorio di ciascun Comune e al valore delle aree messe a disposizione: noi offriamo il Bellarosa Minore, il pezzo più pregiato». Selargius, invece, è l’ico Comune che ha fatto i compiti: la bozza di statuto è pronta ormai da un mese anche se tutti fanno finta di non accorgersene. Forse perché, nel quadro generale, l’idea di Selargius rischia di scombussolare i piani dell’universo di Forza Italia (Provincia, Cagliari, Quartu e Quartucciu). Innanzi tutto la quota del comitato di gestione non è quella prevista dall’accordo di maggio (Selargius però non c’era): il consiglio di piazza Cellarium ha chiesto il tre per cento anziché l’uno per cento. Ancora più rivoluzionaria la proposta sull’assemblea del parco: ogni Comune dovrà mettere a disposizione cinque rappresentanti, il sindaco più due consiglieri di maggioranza e due di opposizione. Quasi una bestemmia per gli altri enti: secondo i condomini, Selargius nel parco non dovrebbe nemmeno entrare perché sull’area non ha neppure un metro quadro di terreno.
di Stefano Ambu