pubblicato da L'Unione Sarda il 1 marzo 2008
In rottamazione la storia delle Saline
I Monopoli vendono i macchinari usati per la produzione del sale e il direttore del parco di
Molentargius va al contrattacco. «Comportamento irresponsabile sulla dismissione del patrimonio
storico»
«Stanno distruggendo il patrimonio del Parco di Molentargius. Macchinari, impianti e mezzi del
prezioso patrimonio storico e delle testimonianze di archeologia industriale riguardanti l'attività di
produzione del sale, venduti ai rottamatori». Mariano Mariani, direttore dell'Ente è furioso, venerdì
ha scoperto quello che non avrebbe neanche osato pensare: un nastro trasportatore prelevato, tagliato
e buttato in una discarica come un ferro vecchio. Materiale, denuncia, di proprietà regionale e
destinato alla rinascita di Molentargius, grazie anche alla produzione di sale. Alla faccia di accordi
e di interventi della Soprintendenza.
ACCORDI TRADITI Il 13 febbraio è una data storica per il Parco di Molentargius. Il presidente Soru e i
vertici dei Monopoli di Stato firmano il passaggio alla Regione di un'area di 42 ettari, con circa 8
mila metri quadri di strutture coperte (magazzini, officine, autorimesse alloggi). Nell'accordo c'è
anche la rinascita delle Ex Saline di Stato che prevede la ripresa della produzione del sale e la
trasformazione di una parte degli edifici in strutture termali. Ciliegina sulla torta, poi, la
realizzazione di un museo per rievocare la produzione del sale. Un progetto destinato a rimanere
sulla carta: «I Monopoli di Stato, unilateralmente, senza comunicarci niente, stanno vendendo i vecchi
impianti industriali che sino ad avant'ieri erano sistemati nella Cittadella del sale (il cosiddetto
recinto fiscale). Per fare pulizia o cassa non lo sappiamo. Di certo c'è che quelle attrezzature
sono fondamentali per il raggiungimento del nostro obiettivo: la ripresa della produzione». Quello
che indispettisce il direttore del Parco naturale di Molentargius è la tempistica. L'accordo tra
Monopoli e Regione non è stato ancora perfezionato e il periodo è di transizione. Mariani si sarebbe
augurato prudenza, da parte dei responsabili delle Ex saline. «A che titolo si stanno disfacendo di
quelle attrezzature?».
IL COLPO DI MANO Mesi prima del passaggio di consegne tra Stato e Regione, Mariano Mariani si è messo
al lavoro per evitare quello che puntualmente si sta verificando. Ha chiesto e ottenuto un incontro
con Soprintendenza e Monopoli di Stato per salvaguardare i macchinari. Seguendo le indicazioni
ministeriali, i tecnici del Parco fotografano e descrivono con precisione le attrezzature che
ritengono un patrimonio storico e culturale e consegnano l'elenco ai dirigenti delle Ex Saline.
«L'intesa prevedeva che i beni descritti nella mappatura venissero spostati e conservati. L'accordo
era chiaro: avviare l'iter di musealizzazione. E poi, continua il direttore del parco, la nostra
intenzione è quella di riprendere la produzione, esattamente come si faceva nel periodo migliore,
con gli stessi macchinari e con procedure identiche».
L'ULTIMO APPELLO Il sospetto che la storia delle saline finisca in una discarica si sta per
trasformare in incubo. Il giorno dell'accordo, dalla scrivania al secondo piano della direzione del
Parco di via La Palma, parte una lettera (protocollata col numero 288/U) che sa tanto di ultima
spiaggia che invita i Monopoli a bloccare la vendita dei macchinari storici e a «considerare il
parco quale interlocutore preferenziale per l'eventuale acquisizione dei beni, anche a titolo
oneroso». Una sorta di diritto di prelazione che non viene preso in considerazione dai Monopoli.
IL PARCO VA ALL'ATTACCO Giovedì la scoperta casuale che ha gelato il sangue ai vertici del Parco
di Molentargius. E, per la seconda volta in pochi giorni, Mariani ha preso carta e penna per
rimarcare ancora una volta il suo disappunto. «Un fornitore, su indicazione irresponsabile degli
addetti delle ex-Saline di Stato (che dispongono di documentazione fotografica di ciò che deve
essere attentamente custodito) ha proceduto a smaltire in discarica importanti impianti (nastro
trasportatore e un mezzo cingolato), testimonianza del processo produttivo e in quanto tali di
alto valore quali beni di archeologia industriale. Patrimonio pubblico di inestimabile valore».
Il direttore decide di passare al contrattacco: «L'Ente parco si riserva di intervenire attivando
qualsiasi strumento disponibile di tutela previsto dalla normativa».
di Andrea Aritzu